Oro, settimana record dal 2013

L’oro è stato protagonista di una settimana di crescita record, con ritmi mai riscontrati dal 2013 a questa parte. Una conferma dell’appetibilità del lingotto come bene rifugio in tempi di grande incertezza come quelli attuali, peraltro favorita dalla scarsità del metallo come bene “fisico”, a causa della chiusura di alcuni impianti minerari e della difficoltà di trasportare i lingotti da un Paese all’altro. E così, il metallo prezioso ha potuto registrare una forte crescita che, secondo alcuni analisti, potrebbe spingerlo verso nuovi massimi storici.

I prezzi dell’oro continuano ad aumentare

Anche se il metallo prezioso è un potente semiconduttore usato oggi in quasi tutti i circuiti elettronici, in odontoiatria, in campo aerospaziale e in quello medico, è evidente come il suo impiego principale sia quello come investimento e come simbolo di ricchezza – tipicamente per mezzo di gioielli e altre decorazioni ornamentali.

Ebbene,  tale protagonista, poco prima della recessione del 2008, ha visto i suoi prezzi cominciare a salire con buona lena, per poi crollare di fianco alle azioni quando la recessione ha preso piede con maggiore vigore. In seguito al crollo indotto dal panic selling, la seguente politica monetaria e l’inflazione che ne è derivata hanno spinto i prezzi dell’oro verso l’alto, portando l’attività al massimo a oltre 1.900 dollari l’oncia.  L’oro ha raggiunto il suo massimo nel settembre 2011, quando l’economia ha iniziato a riprendersi, ed è stato scambiato tra un range di circa 1.800 – 1.550 dollari, prima di scendere al minimo del 2020.

L’oro ha insomma speso lo scorso decennio a consolidarsi, con la ripresa del processo di sviluppo nel 2019, quando è iniziata la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. La guerra commerciale, tuttavia, non è più un fattore per l’economia globale, eclissata dal tremendo impatto dell’evento del cigno nero che è la pandemia del coronavirus. Il conseguente blocco e la risposta all’epidemia ha paralizzato l’economia, con la conseguente stampa da parte della Fed di miliardi di dollari in salvataggi e pacchetti di stimolo.

Con l’attesa di un’iperinflazione, le attività con scarse e limitate forniture aumentano di valore, mentre il dollaro e le altre valute fiat diminuiscono il potere d’acquisto. E così, con la fuga di un numero sempre maggiore di investitori verso beni rifugio sicuri come l’oro per proteggersi dall’inflazione, i prezzi del metallo nella coppia di trading XAU/USD hanno raggiunto una chiusura giornaliera e settimanale a 1.683 dollari. La chiusura è il livello più alto dal 2013, ovvero proprio prima che l’asset cadesse verso la sua fascia di negoziazione più bassa.

Con l’attuale clima economico, e con l’oro che irrompe al di sopra della resistenza critica per la più forte chiusura giornaliera degli ultimi sette anni, un nuovo massimo storico per il bene prezioso dovrebbe essere a portata di mano.

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