Psicologia di trading: gli inganni della mente

Un campo veramente molto interessante da studiare per tutti i strizzacervelli e altri esperti del settore sono le decisioni finanziarie.
Il motivo è semplice, il più delle volte l’uomo agisce irrazionalmente, contro lo spirito di sopravvivenza, e prende decisioni convogliate da meccanismi inconsci che hanno dell’incredibile.

Ad esempio, uno di questi è il così detto errore di risorse, ovvero la tendenza a vedere qualunque vicenda, personale, sociale o finanziaria, attraverso la lente di un evento in apparenza analogo che abbiamo a disposizione nei cassetti della nostra memoria.

Oppure possiamo citare “la necessità di conferma”, cioè la tendenza a verificare le ipotesi tenendo conto solo delle prove confermative e ignorando le prove a sfavore. Notiamo più prontamente, e ricerchiamo diligentemente, tutto ciò che può darci ragione, ma non notiamo con altrettanta prontezza, e ci guardiamo bene dal ricercare, ciò che ci darebbe torto.

Se cediamo totalmente alla necessità di conferma, scavalchiamo il confine che separa la razionalità e la chiusura mentale. Ecco spiegato perché tendiamo ad aspirare ed a sperare nel trader che ce la fa e non consideriamo il 95% che soccombe. La necessità di conferma non è affatto irrilevante nella scelta delle nostre operazioni, tendiamo ad allinearci a coloro che hanno il nostro stesso atteggiamento e le stesse convinzioni, e a ricercare più vigorosamente informazioni a favore.

Ecco anche perché aprendo un qualunque grafico riusciremo a trovare qualche figura di analisi tecnica confermativa.

Questo attaccamento allo status quo interviene anche in altri modi, se ai soggetti di un esperimento si chiede, per esempio, di immaginare di aver ereditato una grossa somma e di scegliere tra tre opzioni di investimento (portafoglio aggressivo, uno bilanciato e uno conservativo), le percentuali di risposta saranno abbastanza livellate.

La cosa sorprendente è che se si dice loro che hanno ereditato la stessa somma in un portafoglio conservativo, la metà dei rispondenti sceglie di non convertirlo in altra forma. Lo stesso accade per le altre forme di investimento: la metà dei rispondenti decide di lasciare i soldi dove sono. Quest’ inerzia spiega perché tanti non fanno nulla mentre i loro investimenti vanno pericolosamente assottigliandosi.

Un’ altro pregiudizio cognitivo interessante è il così detto “effetto personale”, cioè la tendenza ad attribuire ai propri beni un valore superiore a quello che hanno effettivamente, per il semplice fatto di esserne proprietari, “ho aperto l’operazione migliore che il mercato potesse offrirmi”…si dice…

E’ stato dimostrato inoltre che le perdite subite suscitano meno rimorsi dei quelle che fanno seguito a un coinvolgimento attivo. Chi tiene aperta una vecchia operazione in perdita del 10% sul capitale è meno indispettito di chi apre un’ operazione proprio prima del calo del 10%.

Per farvi capire meglio, questo tipo di atteggiamento è lo stesso che impedisce a molti di cedere biglietti della lotteria agli amici : sanno come si sentirebbero se il biglietto ceduto fosse quello vincente. Il desiderio di ridurre al minimo il possibile rimorso gioca spesso un ruolo eccessivo nelle nostre decisioni finanziarie, la maggior parte di noi tende a rischiare meno per ottenere dei guadagni che per evitare delle perdite.

In contro partita sappiamo anche che la gente prova più dolore di fronte a una perdita, che piacere, davanti ad un guadagno della stessa identità.

Questo tipo di asimmetrie, capite bene, sono irrazionali, la situazione seguente è un pratico e chiaro esempio del manifestarsi di questi errori di logica e convenienza.

Immaginate che un benefattore regali 1.000 € a tutti i componenti di un gruppo, e poi proponga a ciascuno di loro la seguente alternativa : 1) regalargli altri 500 € senza condizioni, oppure 2) dargli altri 1.000 € o nulla a secondo dell’ esito del lancio di una monetina. Quasi tutti accettano l’alternativa 1) , nettamente più sicura.

Ma che risultato otteniamo se lasciando il problema invariato cambiamo semplicemente il modo di esporlo?

Vediamo:

Un’ altro benefattore regala ai componenti di un altro gruppo 2.000 € e poi li mette davanti a due alternative : 1) riprendersi 500€ subito, oppure 2) riprendersi 1.000 € o nulla a seconda dell’ esito del lancio di una monetina. In questo caso, nel tentativo di evitare una perdita, la maggior parte sceglie il lancio della monetina.

Il paradosso, come spesso avviene, è che le scelte offerte ai due gruppi sono identiche : 1.500 euro sicuri o il sorteggio per stabilire 1.000 € o 2.000 €

Contrastare questo tipo di errori logici e di forma non è facile, sono inconsci e pur prestando attenzione è difficile riconoscerli. Sicuramente essere consapevoli della loro esistenza è un punto a nostro vantaggio.

Un consiglio è quello di non prendere decisioni avventate ma riflettere su quello che stiamo facendo, magari lasciando passare del tempo dal momento in cui affrontiamo il problema a quello in cui prendiamo una decisione definitiva.

Un’ altra tattica molto efficace è quella di “prendere e smontare” il problema, lasciare i dati invariati e mescolare le carte, sostanzialmente cambiare il modo in cui viene esposto, in questo modo si avrà subito la percezione della convenienza o meno della nostra decisione.

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