UE, 540 miliardi di dollari di stimoli ma nessun eurobond

Dopo le intense negoziazioni dell’ultima settimana, l’Eurogruppo ha dato il via libera a tre nuovi programmi di stimolo, valutati congiuntamente 540 miliardi di euro . Nessuna decisione è invece stata assunta sull’emissione di strumenti di debito comuni.

I Paesi europei si sono trovati in difficoltà su come finanziare alcuni dei costi associati alla pandemia. Le nazioni del Nord Europa, tradizionalmente più conservatrici dal punto di vista fiscale rispetto a quelle del Sud, non hanno accettato le richieste di coronabond – ovvero, uno strumento finanziario che combinerebbe i titoli di debito dei 19 diversi Paesi che condividono l’euro. Anche gli Stati membri hanno faticato a trovare un accordo sui termini di una linea di credito di 240 miliardi di euro.

Insomma, nonostante la svolta di giovedì sera, gli analisti notano che gli annunci non risolvono tutte le questioni poste sul tavolo.  “Il segnale di mutuo sostegno non è così forte come avrebbe dovuto essere”, hanno detto gli economisti della Berenberg Bank in una nota di ricerca, e uno dei motivi è che “non hanno risolto la controversia sulle obbligazioni congiunte per finanziare un fondo comune“, hanno aggiunto.

In particolare, ricordiamo che nove Paesi dell’UE – tra cui l’Italia – hanno chiesto a fine marzo uno strumento di debito comune che potesse raccogliere fondi sui mercati pubblici e contribuire ai costi del virus. L’Olanda e altri Paesi sono tuttavia fortemente contrari all’idea poiché, essenzialmente, teme che i contribuenti delle nazioni del Nord siano chiamati a finanziare i massicci ammassi di debito dei paesi del Sud. La riunione di giovedì è dunque culminata con il semplice compromesso di chiedere ai capi di Stato di affrontare questo tema in un secondo momento.

Abbiamo anche concordato di lavorare su un fondo di recupero per preparare e sostenere la ripresa. Un tale fondo sarebbe temporaneo, mirato e commisurato ai costi straordinari della crisi attuale e contribuirebbe a ripartirli nel tempo attraverso un finanziamento adeguato“, hanno detto i ministri delle Finanze in un comunicato. La formulazione suggerisce che, nonostante il compromesso di “lavorare” su un altro strumento di finanziamento, i ministri non sanno ancora quali potrebbero essere le caratteristiche di tale prodotto.

Ci sono ancora opinioni diverse su come finanziare un tale fondo. Alcuni paesi vorrebbero utilizzare “strumenti finanziari innovativi” – leggi Eurobond, mentre altri vorrebbero trovare altre fonti di finanziamento”, ha detto Carsten Brzeski, capo economista di ING, in una nota giovedì sera.

Tuttavia, i ministri hanno colmato le loro divergenze sulla linea di credito di 240 miliardi di euro, che dovrebbe essere disponibile entro due settimane, e che sarà fornita dal Meccanismo europeo di stabilità – un fondo istituito sulla scia della crisi del debito sovrano del 2011. Hanno in particolar modo convenuto che ogni Paese dell’euro potrà richiedere fino al 2% del proprio Prodotto interno lordo per finanziare i costi “diretti e indiretti” legati alla crisi.

Non mancano però i distinguo. Wopke Hoekstra, ministro delle finanze olandese, ha detto giovedì che se uno Stato membro dovesse utilizzare i fondi del MES per finanziare costi non legati alla pandemia, allora ci sarebbe una condizionalità macroeconomica.

I ministri hanno anche concordato di aumentare la capacità di prestito della Banca europea per gli investimenti con un fondo di garanzia paneuropeo che alla fine potrebbe raggiungere i 200 miliardi di euro. Inoltre, sarà resa disponibile anche una nuova iniziativa da 100 miliardi di euro per ridurre la disoccupazione. Questi due programmi sono offerti a tutti gli Stati membri dell’UE, mentre la linea di credito del MES è un’iniziativa solo per la zona euro.

Ma tutto ciò impatterà sull’euro o no?

Per il momento, è difficile prevederlo. In assenza di novità veramente rilevanti sul fronte continentale (ovvero, gli Eurobond), difficilmente le decisioni dell’Eurogruppo e dei capi di Stato UE potranno fungere da principale market mover, considerato che il mercato sta gradualmente scontando un nulla di fatto sotto tale profilo di analisi.

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